Mozart: l'amore segreto di Rahmin Bahrami

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Il concerto dedicato a Mozart, in programma la sera di Ferragosto, ha tutte le carte in regola per diventare un "unicum" nel panorama musicale internazionale poiché Bahrami è al suo debutto con Mozart.

Famoso in tutto il mondo per le sue interpretazioni di Bach per le quali considerato da molti come il nuovo Glenn Gould, Bahrami ha scelto, nonostante le numerosissime richieste, di fare questo debutto "extra-bachiano" proprio al Tuscia Operafestival.

Diretta dal Maestro Stefano Vignati, già alla seconda collaborazione con Bahrami, l’orchestra Sinfonica del Tuscia Operafestival e del Progetto “Gioventù all’Opera 2” promosso dall’UPI, accompagnerà il solista iraniano nel suo debutto con Mozart. (Piano concerto numero 20 in re minore K 466); in programma anche la Sinfonia n°41 K.551 “Jupiter” l’ultimo capolavoro sinfonico del genio salisburghese. Appuntamento quindi per il 15 agosto alle ore 21 alla Chiesa di Santa Maria della Verità, in piazza Crispi.

Bahrami, tra i più interessanti interpreti al mondo di Bach, nato a Teheran il 27 dicembre 1976, rimase folgorato dalla musica di  Bach fin da giovane. Con l'avvento del regime degli Ayatollah a seguito della Rivoluzione iraniana, il padre Paviz fu incarcerato, con l'accusa di essere oppositore del regime e di aver collaborato con lo Scià, e poi ucciso nel 199. Ramin fu costretto a emigrare in Europa a 11 anni. L'intenzione era quella di recarsi in Germania, patria originale della nonna paterna, ma il primo paese che lo accolse fu l'Italia, grazie ad una borsa di studio donatagli dall'Italimpianti in seguito all’intervento dell'ambasciata italiana a Teheran.

Bahrami trova rifugio in Italia, dove può studiare il pianoforte e diplomarsi con Piero Rattalino al conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Approfondisce gli studi allʼAccademia pianistica “Incontri col Maestro” di Imola e con Wolfgang Bloser alla Hochschule für Musik di Stoccarda. Si perfeziona con Alexis Weissenberg, Charles Rosen, András Schiff, Robert Levin e in particolare con Rosalyn Tureck, lʼartista che più di altri ha contribuito a far conoscere la modernità dellʼopera pianistica di Bach attraverso i suoi studi e le sue esecuzioni. Il primo debutto importante avviene nel 1998 al Teatro Bellini di Catania: il successo è tale che la città etnea gli conferisce la cittadinanza onoraria. Da quel momento in poi, si susseguono le esibizioni presso le maggiori istituzioni musicali dʼItalia, teatri, stagioni e prestigiosi festival internazionali.

La ricerca interpretativa del pianista iraniano è da sempre rivolta alla monumentale produzione di Johann Sebastian Bach, che Bahrami affronta con il rispetto e la sensibilità cosmopolita della quale è intrisa la sua cultura e la sua formazione. Le influenze tedesche, russe, turche e naturalmente persiane che hanno caratterizzato la sua infanzia, gli permettono di accostarsi alla musica di Bach esaltandone il senso di universalità che la caratterizza.

“Mozart è stato a lungo un mio amore segreto, l’espressione geniale ed autentica di ciò che c’è in musica. Ha saputo unire epoche e stili differenti. Nel Concerto K 466, pezzo drammatico e celestiale (forse perché composto da adulto) si sente l’eredità di Bach e l’inizio della grande esperienza di Beethoven. Il brano appartiene ad una costellazione in cui c’è lo stesso tipo di dialogo tra piano e orchestra - spiega Ramin Bahrami -: c’è infatti una sorta di filo rosso tra il Concerto in re minore di Bach, il Concerto K 466 di Mozart, il Concerto numero 1 di Brahms e il Concerto numero 3 di Rachmaninoff”.

E sul rapporto con Viterbo confessa: “E’ nato un rapporto davvero speciale con il maestro Vignati e con tutto il Tuscia Operafestival e più in generale con la città, che mi ha conquistato con la sua luce. Torno sempre molto volentieri”.

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