I segreti dell'Amerigo Vespucci, monumento viaggiante della Marina

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La Vespucci è nata nei cantieri di Castellammare di Stabia, progettata nel 1930 e varate nel 1931, insieme alla "gemella" Cristoforo Colombo, e pesa 4mila tonnellate per un centinaio di metri di lunghezza, bompresso compreso, l'albero di prua lungo 18 metri che con le sue quattro vele di taglio permette la posizione retta della nave stessa. Tre gli alberi: trinchetto, 51 metri, maestro, 54 e mezzano, 43, per 2.500 metri quatrati di superficie velica in tela olona. Due le plance di comando, a poppa e a prua, dove è presente ancora il timone a mano, in realtà composto da 4 timoni, che per spostare la nave di un solo grado necessita di quattro giri e mezzo. Lo scafo è completamente chiodato, senza saldature, e gli interni sono tutti in teak. A bordo sono presenti 20 chilometri  di funi in fibra naturale, mentre gli unici sintetici sono utilizzati per gli ormeggi.

L'equipaggio è composto da 256 persone, con una sola donna ufficiale, dal momento che non è attrezzata per la divisione tra uomini e donne. Tante donne, invece, tra gli allievi, su un numero medio di 100/120 per volta.

Ogni azione prevede un rituale, la baleniera, scialuppa destinata al comandante e issata a poppa, viene portata a remi dagli ufficiali più giovani; le campane, ce ne sono tre a bordo, che viene suonata solo in caso di abbandono nave e quindi guardata con il massimo rispetto, mentre le comunicazioni avvengono tutte con il fischietto; il motto "Non chi comincia, ma quel che persevera", da una frase di Leonardo da Vinci, che ha sostituito quello dedicato al Re, è scritto a caratteri cubitali nella zona centrale, frequentata dagli allievi; il tricolore triangolare issato in cima all'albero maestro è presente solo quando è a bordo il comandante, e lo rappresenta per tutto il periodo di comando, quindi più è vecchia e logora maggiore il rispetto che merita; come massimo rispetto merita il nocchiere di bordo, che gestisce l'albero, il "motore" della nave, e il migliore ottiene la qualifica di "nostromo". E infine la bandiera "di guerra", il vessillo tricolore che viene issato solo se l'Italia dovesse scendere in guerra, usato l'ultima volta sotto il comando del Re. Per questo motivo, gelosamente custodita dentro una cassetta, solo la Vespucci può vantare una bandiera con lo stemma sabaudo: impossibile sostituirla, il tricolore segue il destino della nave, e quindi fino a quando solcherà le acque non può essere sostituita. Quando la Marina deciderà di metterla a riposo, la bandierà finirà nell'omonima sala all'interno del Vittoriano.

Gli ambienti più belli sono destinati al comandante, che ha a disposizione anche una sala di rappresentanza dove ospita a pranzo il caposquadra e due allievi a turno, con vista sul "giardinetto", il luogo dove un tempo venivano coltivate le erbe officinali e quanto poteva servire alla cucina di bordo. Al piano sottostante la zona alloggi degli allievi, che dormono su amache da riporre sul ponte al risveglio, e il "quadrato" degli ufficiali, la zona notte e quella relax, caratterizzata da un tavolo unico, con l'ufficiale di grado più alto accomodato in centro, vista porta d'ingresso.

Tutte informazioni fornite dal comandante, capitano di vascello Curzio Pacifici e dalla gentile spiegazione del Sott. di Vascello Forgianini.

Un monumento galleggiante, carico di storia, che ospita numerose fotografie della Cristoforo Colombo, concessa ai russi come risarcimento di guerra, che non ha vissuto una sorte gloriosa. Diventata carbonaia, e per questo privata degli alberi, è stata  fatta affondare poco dopo, insieme alla statua del glorioso Colombo intento ad indicare terra. Vespucci rimane comodo a prua, mentre guarda il mare. Nel suo nome la Marina Militare è pronta a solcare di  nuovo l'oceano.

Teresa Pierini

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