Storie di uomini che hanno solcato i cieli: il libro di Marco Petrelli

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Si intitola “A difendere i cieli d’Italia”, casa editrice Ciclostile, e lo ha scritto un giovane giornalista e fotografo free lance ternano, Marco Petrelli, classe 1983, laureato in storia contemporanea all’Università di Firenze.

Il volume, arricchito dalla prefazione del Generale dell’Aeronautica Mario Arpino, da un’intervista al professor Gregory Alegi e da alcune interessanti considerazioni dello storico Fabrizio Carloni, è stato presentato lunedì scorso presso la sede di “Fratelli d’Italia” di Viterbo.

“L’idea del libro – dice Petrelli – è nata l’estate del 2013 quando ho visto a un festival a Senigallia un manifesto degli anni ’50 che ritraeva un aereo da caccia statunitense. Mi sono chiesto chi erano i piloti italiani che decollavano per opporsi alle incursioni aeree anglo-americane, bombardamenti sulle città che proseguirono anche dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Poi, a Perugia, una collega mi ha accennato a un suo parente, Carlo Miani, che era stato pilota dell’aviazione della Rsi.

marco petrelli, giornalista, fotografo, storico, storia, aeronautica, nazionale repubblicana, a difendere i cieli d'italia, libro, fratelli d'italia, ricerca, testimonianze, viterbo, etruria, la tua etruria, tuscia, alto lazio, tesori d'etruria, cultura, 2014, quotidiano culturale, eventi, manifestazioni, eventi culturali viterbesi,Ho iniziato a fare delle ricerche - prosegue l'autore - e ho allargato il mio interesse a tutti i piloti del 2° gruppo caccia terreste, denominato 'Gigi Tre Osei'. Ne ho trovati alcuni ancora in vita e li ho intervistati. Tutti, nonostante l’età avanzata, si sono dimostrati un vero e proprio tesoro di informazioni. Ho voluto scrivere una storia di uomini e non un libro pieno di tecnicismi.”

Nel volume, oltre a Carlo Miani che dovrebbe essere seppellito a Bolsena, si parla anche del viterbese Pietro Calistri, scambiato per il pilota personale di Mussolini e fucilato con i gerarchi fascisti a Dongo nel 1945.

L’autore, coinvolto sull'argomento da Silvano Olmi, non sottace nemmeno i tentativi di accordo, intercorsi tra i piloti del 2° gruppo e i partigiani della Brigata “Osoppo”.

Alcuni di questi ultimi “accusati ingiustamente di collaborazionismo con il nemico - conclude Petrelli - saranno trucidati a Porzus dai partigiani comunisti, gli stessi che in altre città della Penisola non andranno per il sottile con i soldati della RSI, a guerra finita”.