Giallo Cronaca: un nuovo successo targato Salotto delle 6

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“Fermava l’Italia come la Nazionale di calcio e sapeva trasmettere emozioni, che non si comprano al supermercato”, ha esordito Francesco Ceniti, giornalista della “Gazzetta dello Sport”, che con la mamma di Marco, la signora Tonina, ha scritto per Rizzoli “In nome di Marco”.
“Era un campione in bici, riusciva a coinvolgere i suoi fan, ma nel privato era un ragazzo fragile, morto a soli 34 anni”.

Un tuffo nella carriera dello scalatore: il Giro d’Italia, il Tour de France, l’episodio di Campiglio del ’99, con l’ematocrito troppo alto e la successiva immagine di Pantani mela marcia di un albero sano, le rivelazioni di Vallanzasca, avvicinato pochi giorni prima del fatto di Madonna di Campiglio da un detenuto, che gli disse di non puntare denaro sul Pirata, perché sicuramente non avrebbe vinto. Pantani fu ucciso una prima volta proprio dagli esiti di quel test antidoping del 1999, la seconda, e tragicamente ultima, in quel residence di bassa lega a Rimini nel 2004, oggi demolito.

 

 

Molte cose sono state lasciate al caso nelle indagini sulla sua morte, lui che per tanti, anzi per troppi, era un cocainomane e reietto. Molte le stranezze: chi entrò per i rilievi, trovò una stanza a soqquadro ma non c’era nulla di rotto, il corpo di Marco era disteso su un fianco in uno spazio angusto tra il letto e il muro, a terra una pozza di sangue e addosso le ferite.

Sono emerse contraddizioni relative alla “pallina bianca” di mollica di pane e cocaina di cui si parla nella prima indagine ufficiale, che secondo gli infermieri arrivati prima della polizia, non c’era quando entrarono nella stanza di Pantani. Ancora, la macabra e incomprensibile sottrazione del cuore da parte del medico legale, lo smaltimento dei reperti, lecito in certi casi ma non chiaro relativamente alle tempistiche adottate.
“Non so se Marco Pantani è stato ucciso, bisognava avere allora quantomeno il coraggio di indagare di più”, conclude Ceniti.

Sì è concluso così l’emozionante incontro su un mito del ciclismo, con un pubblico veramente numeroso e sempre attento, come lo è sempre stato in questa edizione Giallo Cronaca del Salotto delle 6, che si è rivelata una manifestazione di grande successo grazie alla qualità degli interventi e all’interesse suscitato dai casi scottanti e ancora, purtroppo, irrisolti.

Dall’intenso incontro di apertura con Pietro Orlandi e Fabrizio Peronaci del “Corriere della Sera” sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, ai trent’anni di indagini sul Mostro di Firenze, raccontati dal giornalista di “Repubblica Inchieste” Alessandro Cecioni e dalle criminologhe Wilma Ciocci e Alessandra Severi, dai tanti dubbi sul “suicidio Tenco” analizzati  con il giornalista e criminologo Pasquale Ragone e il professor Martino Farneti, esperto internazionale di Balistica forense, alla dura lotta della famiglia Pantani per riaprire le indagini sulla morte di Marco, raccolta nel libro scritto da Ceniti col cuore di un fan.