CARBOGNANO – Resettare la propria vita come se fosse un pc, azzerare i dati recenti dell'hard disk e trovarsi capace di riconoscere solo il bello della propria esistenza.
“Eppur mmi sono scordato di me” nasce per mano di Gianni Clementi, una delle penne più fervide del teatro contemporaneo, sulla scia della passione per la musica, e per Lucio Battisti, di Paolo Triestino. Insieme per creare e mettere in scena un monologo che si segue tutto d'un fiato.
Protagonista sul palco del Bianconi è Antonio, finito su un letto di ospedale dopo un incidente dove “ha perso un pezzettino di cervello”, dipendente pubblico furbetto capace di andare in malattia per seguire i lavori di spurgo dell'azienda intestata alla moglie Francesca, in realtà sua e del cognato, il cinico Remo.
E' frastornato, almeno per tutti. Lui no, lui rilegge tutta la sua vita, ricorda soprattutto il suo amore per Francesca, la timidezza e il candore di una passione nata negli anni '70, in piena contestazione, mentre segue l'onda dei collettivi e ascolta Guccini, sognando le note di Battisti.
Flashback continui, che si materializzano in una scenografia minimalista, fatta solo di 3 poltrone di legno di un vecchio cinema, una chitarra e un gioco di luci perfettamente creato dal padrone di casa, Magagnini (direttore del teatro di Carbognano). Il passato, gli amori, le delusioni di Antonio prendono vita e trasportano gli spettatori, complice un grandissimo Paolo Triestino che si trasforma e caratterizza tutti i personaggi: il cognato Remo, romanaccio doc, la moglie Francesca, ormai irriconoscibile con la sua bocca a triglia, il collega siciliano, il chirurgo fiorentino, che lo opera e cancella ogni ricordo sportivo del paziente romanista, nemmeno fosse tifoso della Lazio, e il ristoratore Carlo, ispirato al barista vicino di casa dell'attore, che mentre lo propone non resiste e ride con il pubblico.
Si sbilancia fino ad imitare il reatino Lucio, che immagina di conoscere giovane, con i pantaloni a zampa, chitarrista ai primi passi, e lo omaggia cantando alla perfezione i suoi successi più belli. C'è anche un momento magico, l'incontro con il suo divo, che lo metterà davanti ad una scelta…
Uno spettacolo tutto da vivere, che fa scoprire un Triestino istrione, attore, cantante, con battute taglienti e momenti velati di malinconia, che ironizza sui sogni delusi di ieri, l'esasperazione tecnologica di oggi e in mezzo l'uomo, la sua storia, la sua vita che ripete come se fosse un film.
Lo spettacolo sarà replicato oggi, 15 novembre, alle 17, sempre al Bianconi e da martedì sarà in tour partendo da Roma.

A margine il pensiero a Parigi, con un spettacolo che per uno strano caso della vita termina con le parole del Grande Dittatore – Charlie Chaplin, che fanno sentire più di un brivido pensando a quando successo solo 24 ore prima.
E' il teatro, che mette in scena continuamente la nostra ordinarietà, che si ripete in corsi e ricorsi storici senza che l'uomo sia in grado di comprendere mai i propri errori. E' bello credere che tutti possano diventare Antonio, guardare con distacco le bestialità del passato, cancellarle, correggerle, cambiarle.
E per tutti i “fratelli” parigini un omaggio di Paolo Triestino, chitarra in braccio, coro degli spettatori, per intonare Il mio canto libero, un canto di speranza per un domani migliore.
Almeno sul palco.
Teresa Pierini