La vita silenziosa delle cose, un silenzio innaturale...

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Poche anche le parole utili anche durante il taglio del nastro, che ha visto ospite Vittorio Sgarbi, già promotore della stessa mostra nell'ex sede della Provincia di Milano, legata ad Expo, con ingresso gratuito e soprattutto riflettente nel tema del cibo della stessa esposizione internazionale.

Il critico d'arte ha speso più tempo esaltando i trascorsi mesi milanesi che per la mostra stessa: “Ammetto la mia amicizia interessata per questa città – ha confessato – perché voglio dare a Viterbo l'interesse che merita e che in passato non ha avuto.

A questo è servita la presenza della Macchina di Santa Rosa ad Expo, molto americaneggiante e più adatta a Las Vegas che a questa tradizione, presente per mesi sotto lo sguardo di milioni di visitatori, magari la maggior parte distratti, altri attenti a tentare di conoscere la città e la festa. Da Milano portiamo questa mostra di una collezione privata, che si presenta in modo intimo, quasi da gustare come si fosse in camera leggendo un libro, in totale opposizione al bagno di folla che sta caratterizzando in queste ore Roma per il Giubileo. Il messaggio che dobbiamo mandare è che le cose vivono oltre noi”.

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Una scelta coraggiosa viene sottolineato, ne vedremo i risultati, una scelta coraggiosa mettere in evidenza la città ad Expo, sempre secondo Sgarbi. Resta da capire quanti turisti in futuro sceglieranno Viterbo per il 3 settembre, quanti hanno capito qualcosa vedendo Fiore del Cielo nel piazzale di un ristorante, e che mese dopo mese si è sentita sempre più sola, spenta, senza attenzione, quasi abbandonata, come ora, in un freddo dicembre milanese che la vede ancora issata tra i padiglioni ormai dismessi, con tanto di penale a carico del Comune, e quindi dei cittadini.

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Nessuna informazione in merito all'atteso rientro, problemi di soldi: il coraggio c'è stato sicuramente, quello di “spedire” la Macchina di Santa Rosa con un biglietto di sola andata. Coraggio o incoscienza? Non si è ancora capito, ora è il momento del silenzio.

Teresa Pierini

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