VITERBO - Analisi scientifiche, verifiche filologiche e raffronti archeologici per indirizzare La Crocifissione di Viterbo verso una scuola michelangiolesca dove il Buonarotti avrebbe fatto gran parte del lavoro.
Il convegno nell'ex convento di Santa Caterina, luogo d'incontro nel XVI secolo degli Spirituali, diventa palcoscenico ideale per proiettarsi ai tempi della Riforma, immaginare incontri, missive, tentativi di indirizzamento della Chiesa verso una strada più morigerata, fino all'inquisizione che fermò l'Ecclesia Viterbiensis.
L'onore di collegare tutti gli interventi è andato ad Antonio Rocca, Egidio 17, che si è spinto fino a sottolineare come la stessa lettera di Vittoria Colonna al Buonarroti ne dia una collocazione geografica e temporale, un unicum che permette di dire che la base, il cartone, l'idea stessa della bellissima tavola conservata al Museo Colle del Duomo, se non fatta direttamente da Michelangelo è sicuramente fortemente guidata ed ispirata.
Dal punto di vista scientifico gli esperti di Beni Culturali dell'Università della Tuscia hanno eseguito, e lo stanno ancora facendo, innumerevoli controlli sul dipinto e verifiche storiche.
"Può essere vero - ha precisato Simona Rinaldi - che l'opera sia una derivazione dai disegni michelangioleschi, utilizzati da
seguaci e colleghi. Sono partita in modo critico, pensando di superare l'idea che il dipinto fosse opera di Michelangelo, insostenibile dal punto stilistico e tecnico, e senza alcun fondamento storico. Analizzando alcuni disegni ed escludendo che fosse il crocifisso michelangiolesco presente a Napoli e poi giunto nella collezione di Luciano Bonaparte a Canino, si mantengono aperti numerosi quesiti irrisolti, a cui le ricerche oggi presentate tentano di dare una prima risposta".
Claudia Pelosi ha condotto indagini diagnostiche di tipo non-invasivo condotte sul dipinto, con Giorgia Agresti, dal Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione e il Restauro “Michele Cordaro” dell’Università degli Studi della Tuscia diretto da Ulderico Santamaria.
"La riflettografia infrarossa ha permesso di osservare come i capelli dei due ladroni siano meno definiti e folti rispetto al visibile. Il particolare che più risalta alla vista è che il volto della Maddalena appare abbozzato molto grossolanamente. Questo, in particolare, appare con caratteri più maschili rispetto all’immagine nel visibile, una sorta di dualismo con San Giovanni. Infine - ha sottolineato la docente di chimica - l’analisi XRF ha permesso di riconoscere gli elementi chimici impiegati nella tavolozza pittorica e negli strati sottostanti: tutti gli elementi chimici determinati riconducono a pigmenti pertinenti il periodo storico di attribuzione del dipinto (pigmenti a base di piombo quali biacca, litargirio, minio), pigmenti a base di ferro (ocre) e pigmenti a base di mercurio (cinabro/vermiglione); importante l'uso del lapislazzulo, segno di una committenza di pregio".
Lo studio del costume è spettato ad Elisabetta Gnignera, che ha sottliineato l'anomalia del rosa nel drappo che cinge Gesù crocifisso, soffermandosi molto sulla figura che può essere letta come Maddalena o San Giovanni, mentre viene identificata perfettamente la Maddalena abbracciata alla croce, grazie alla coccarda rossa sulle vesti rintracciata nelle analisi, che, per stile di abbigliamento, fissa comunque la tavola a metà del XVI secolo.
L'archeologo Serone, Archeoares, ha evidenziato la somiglianza tra lo sfondo della tavola e i reperti del Bacucco, le Terme di Viterbo, frequentate e conosciute da Michelangelo, le cinque colonne presenti, poi spostate ad abbellire il centro storico e lo skyline della città turrita, molto simile all'immagine visibile venendo da strada Bagni.

Nell'incontro, moderato da Vincenzo Ceniti per il Touring, è stato da più parti citato il Beneficio di Cristo, il manifesto teologico dell'Ecclesia viterbiensis ampliato nel 1543 da Marcantonio Flaminio, e messo al bando dalla chiesa l'anno seguente. La tavola, secondo Antonio Rocca, fu pensata con la forte influenza ed ispirazione di quell'opera, vedi la presenza della Maddalena, e diventata compromettente non fu portata a Roma da Vittoria Colonna, rimanendo quindi per sempre a Viterbo, dove fu ufficialmente attestata la sua presenza già dal 1725.
L'incontro ha avuto la presenza e il saluto del vescovo Fumagalli, che ha richiamato ad un senso d'orgoglio popolare ed istituzionale, necessario per la conservazione e il restauro degli affreschi del convento, che ora ospitano l'aula magna del liceo Ruffiini. Presenti anche il maestro Paternesi, l'assessore Delli Iaconi, Gian Maria Cervo e numerose personalità culturali e universitarie viterbesi.
Teresa Pierini