Voci degli Etruschi: per dare parola alla storia

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Protagonisti del pomeriggio sono stati Giuseppe M. Della Fina, orvietano, direttore scientifico della Fondazione per il Museo “C. Faina”, docente a contratto di Storia romana presso l’Università degli Studi dell’Aquila e collaboratore della rivista “Archeo” per cui ha redatto una delle monografie di maggiore successo dedicata proprio alla voce degli Etruschi. Al suo fianco Carlo Casi, altro pronipote d'Etruria, archeologo e direttore del Parco Archeologico di Vulci, e Maria Grazia Celuzza direttrice del Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Grosseto, accolti da Alessandro, organizzatore degli incontri che si svolgono all'Auditorium Fondazione Carivit a Valle Faul.

Il racconto parte dalla monografia di Archeo, pensata da Della Fina per far raccontare gli Etruschi: “Di loro ci sono arrivati racconti e storie esclusivamente attraverso la mediazione degli scavi e dei reperti nelle tombe. Ho pensato di farli diventare protagonisti in prima persona – ha spiegato il docente - dargli voce, narrarli come se fossero vivi, utilizzando un linguaggio diverso, attuale, come avviene ora qui con la mostra Etruschi in 3D. Tutto questo però l'ho fatto negli anni '80, anticipando l'idea che fosse importante l'impatto emotivo, che ce li rendeva vivi, carichi di aspettative future, con interpretazioni magari anche sbagliate rispetto alla storia futura”.

 

Rivivono così personaggi come Tanaquilla, Porsenna, Vel Saties, partendo proprio dalla principessa tarquiniese, andata in sposa ad uno straniero, Lucumone, diventato poi Tarquinio Prisco, quinto Re di Roma, grazie ad una sua intuizione che lo portò verso la città eterna, allora in espansione. E sempre lei, Tanaquilla, portò sul trono i successore, Servio Tullio, sostando la dinastia verso Mactarna e il territorio di Vulci, nascondendo la morte del marito e di fatto imponendo una successione. Storie descritte da Tito Livio, con importante interpretazione latina, che Della Fina riprende e amplia, come quando immagina il colloquio tra Tanaquilla e la figlia: “Ho dato due Re a Roma, ora sono stanca e posso tornare a parlare Etrusco” o descrive la figura di Veja, influente alla corte di Murlo, testimone della sua imminente distruzione.

Donne importanti, difese dall'intervento di Maria Grazia Celuzza, soprattutto dalle accuse giunte dalla tradizione greca, specie per mano di Teopompo: “Partendo dalla scarsa stima per i suoi scritti, non certo equiparabili a quelli di Aristotele,  troppe accuse rivolte alla donna Etrusca non corrispondono a realtà – ha sottolineato la studiosa – come quella di partecipare liberamente ai banchetti, concedersi a chiunque, allevare figli non propri o curarsi e imbelletarsi. Erano molto belle, sicuramente, si pettinavano e si truccavano, segno anche del proprio status sociale, non è certo questo che le può  rendere poco serie. Ai banchetti partecipavano, vero, ma i copricapi che rintracciamo negli affreschi le indicano come sposate, quindi mogli degli uomini presenti, con cui condividevano la vita sociale”.

Figure forti, importanti che avrebbero ancora molto da dire, e che è giusto ascoltare per conoscere l'importante origine della terra d'Etruria.

Il prossimo appuntamento con Etruscans, talk show sempre molto dinamici e attivi, come ha dimostrato il frizzante avvio con strascico polemico sugli interventi dell'incontro precedente su Acquarossa, poi sopito da Barelli che ha riportato alla calma, è previsto per l'11 marzo, con protagonista Gian Piero Orsingher, autore di Superquark e importante divulgatore che spiegherà come “Comunicare Cultura”.

Teresa Pierini

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