La storia di una donna sconosciuta: l'8 giugno celebrazione a piazzale Gramsci

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"Chi risale via Raniero Capocci verso piazzale Gramsci a Viterbo, ai piedi delle mura trova un masso di peperino rotondo. Nel masso è incastonata una lapide di travertino che ricorda una rappresaglia tedesca contro inermi cittadini - sottolinea Giovanna Cavarocchi, presidente Auser Viterbo -: in quel luogo, l’8 giugno 1944, vennero trucidate tre persone. Due erano uomini, viterbesi, di loro la lapide riporta il nome; la terza era una donna, 'una donna – dice la lapide – rimasta sconosciuta'.

La lapide, negli anni, ha ricordato e continua a ricordare quella donna e la sua tragica fine. Che di lei si ignorino nome, età, provenienza, affetti, speranze, fatiche, gioie, ma si conosca solo la fine tragica, accende la fantasia. La fantasia immagina, inventa migliaia di storie di donne tutte convergenti verso quell’epilogo, crea un simbolo.

Il simbolo ridesta il ricordo, testimonia i tanti epiloghi simili subiti da donne rimaste sconosciute e morte tragicamente. Il simbolo ammonisce su quanto accade quotidianamente: donne rimaste sconosciute periscono in fondo al Mediterraneo per mano di pirati che dovevano portarle a pagamento verso un mondo migliore; donne rimaste sconosciute muoiono lungo sentieri di guerra che terminano contro barriere invalicabili di filo spinato. Vogliamo valorizzare questo simbolo a ricordo di tragedie dimenticate e a monito di tragedie attuali - conclude la presidente - per rendere vigili le coscienze contro i pericoli evidenti ed operanti di un ritorno di passate barbarie. Questo è il senso della celebrazione odierna, come fu quello dell’anno scorso, come sarà quello degli anni venturi".

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