VITERBO - Il Teatro dell'Unione è amatissimo dai viterbesi, fu fortemente voluto proprio dai cittadini, che si unirono, appunto, per realizzarlo e donare alla città un luogo dove sbocciasse arte, specie l'opera lirica. Era la metà dell'Ottocento e la struttura fu disegnata dall'architetto Vespignani.
Il soffitto odierno è opera del pittore viterbese Angelo Canevari; un altro artista cittadino, Felice Ludovisi, dipinse le tele del soffitto dell' atrio e della biglietteria. I medaglioni dell'atrio, raffiguranti alcuni grandi compositori, tra cui Verdi, furono eseguiti dal pittore Badaloni.
Presto si potrà rivedere tutto questo, che dal 2010 rimane celato da una serie infinita di lavori, sicuramente necessari alla sicurezza e alla nuove regole (leggi Sei mesi e si alza il sipario: presi in carico i lavori del Teatro Unione).
Il tempo però stringe: se la Tes Energia Srl non avrà intoppi, come ci auguriamo, il prossimo marzo 2017, più o meno a metà mese, le porte del teatro si apriranno. Per contenere cosa?
Non si sa e questo è il momento di agire. Nonostante la scarsa attitudine ad accogliere la critica, a Palazzo dei Priori ci si deve rendere conto fin da subito quanto sia necessario non perdere tempo. Per molti motivi.
Il primo è squisitamente artistico: le stagioni che partono ora in ogni città d'Italia, che noi ovviamente non avremo, sono state pianificate da mesi, ed è questo il tempo per iniziare a pensare alla prossima, quella 2017/18 che nelle promesse dovrebbe essere il ritorno alle attività del Teatro Unione.
Il secondo motivo è certamente più politico e amministrativo: da tempo si parla di personalità di livello, viterbesi o no, che possano essere in grado di dare lustro al teatro e alle sue attività. Che si parli di una Fondazione che sia staccata dal potere politico, sempre se tutto questo sia pensabile, o che sia un uomo al comando scelto dall'amministrazione, i tempi stringono, perché chiunque abbia intenzione di creare qualcosa di livello dovrebbe lavorare fin d'ora, di certo al massimo ad inizio 2017, sicuramente alla consegna dei lavori sarebbe fin troppo tardi. Se ne parlò anche nello scorso dicembre (Il Premio Ricci resuscita il fantasma del teatro Unione).
Il rischio sarebbe una stagione raffazzonata, in perfetta continuità con quanto già visto.
L'Unione merita un'attenzione particolare, l'utilizzo della struttura per eventi “di casa” ma soprattutto l'accesso alle grandi produzioni. Il limite economico rimane il numero dei posti, al massimo 800 tenendo conto dell'ultimo piano che tornerà agibile, che non permette l'arrivo di spettacoli onerosi, se non vendendo biglietti a prezzi fin troppo proibitivi.
Valutazioni che l'amministrazione deve fare, magari non da oggi... ma da domani. Sei mesi sono nulla e il Teatro dell'Unione, la stessa Viterbo, merita un'apertura di grande livello, con le scelte giuste, magari staccate dalla politica. Quello che andrà certamente scongiurato sarebbe l'assegnazione in emergenza, a qualcosa di già pronto, preconfezionato, prevedibile e rivisto. La pianificazione, magari discussa con la città e le realtà culturali presenti, è fondamentale.
Alla conferenza era presente il maestro Capitani, che a quanto pare è in contatto con il sindaco Michelini, speriamo dia buoni consigli.
Teresa Pierini