VITERBO - Alla fine i sondaggi hanno sbagliato di nuovo oppure, come venti anni fa in Italia, nessuno degli elettori lo ha ammesso pubblicamente ma ha votato Donald Trump.
Contro ogni potere forte, contro i giornali tutti schierati con i "politically correct", contro le star dello spettacolo (ma chi li ascolta più ormai?), contro l'Europa che non risolve i problemi, contro una Merkel & Co schierata e sconfitta, contro l'antipatia di Hillary, decisamente malcelata, contro la fame che fanno negli States: Donald Trump, il miliardario americano, uscito a sorpresa dal cilindro dei candidati repubblicani, sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti d'America, il 45° della sua storia.
Un voto che farà parlare molto, moltissimo ma che si presenta senza alcuna macchia: è schiacciante la vittoria che si riflette anche sul partito, con i Repubblicani che conquistano abbondantemente la maggioranza, governando senza ostacoli.
L'America cambia di nuovo e si tirerà dietro il mondo, come sempre. Il primo discorso del presidente designato è stato nel pieno rispetto degli altri: toni pacati, rispetto per l'avversario, aperture al confronto per il bene dell'America. Sembrava un altro Donald, oppure per la prima volta era quello che doveva essere, lasciati i panni delle esagerazioni della campagna elettorale ha vestito quelli del leader.
Il mondo finanziario è sconvolto, le borse e il dollaro calano, scontando i rialzi dei giorni scorsi quando si dava per certa la vittoria della Clinton. Ora si mette un punto e si riprende, partendo da quell'America abbandonata, senza futuro e senza un dollaro in tasca. La gente ha votato con la pancia, lasciando a margine una famiglia potentissima, che forse ora andrà finalmente in pensione, andando contro un presidente come Obama che in otto anni ha ampiamente deluso proprio la sua gente, andando contro ad un'Europa antica e conservatrice, che puntava dritto al tifo per la prima presidente donna. Dovranno attendere quattro anni, o magari otto, come si è augurato lo stesso Trump.
Noi ci auguriamo che la scelta sia giusta per il mondo, perché è dagli States che parte sempre tutto, da lil sono iniziate le crisi dei mutui bancari, trascinandosi dietro il resto dell'economia mondiale che fatica ancora a riprendersi. La speranza è che si riparta dal dialogo e soprattutto che ogni decisione sia presa per il bene di tutti, partendo da Putin, la Russia e le crisi internazionali. L'Italia non può dimenticare come il disastro libico sia per gran parte cominciato per una scelta precisa di Hilary Clinton, con relativa forzatura su Obama, una scelta che oggi sta mettendo in ginocchio la Penisola, con un'Europa assente e la mancanza di reazioni politiche degne di nota.
L'America ha scelto con il voto, si chiama democrazia, forse la cara vecchia Europa, e l'Italia in primis, deve iniziare a ricordarlo. Make America great again!
Teresa Pierini