Gli ori di Alessandro riporteranno a casa la Tomba Francois

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Con la passione che da sempre guida l'archeologo, è stato possibile fare un viaggio fantastico nel tempo, tornato alla vita vulcense di tutti i giorni, non solo quella delle tombe giunte a noi ma anche quella relativa all'abitato etrusco tra l'VIII e il III secolo a.C.

Due le notizie principali avallate da Casi: la prima relativa all'esposizione degli ori di Alessandro Magno, un legame che nasce dalla Tomba della Cuccumella, già comunicata dalla Soprintendenza, a cui si aggiunge quello che potrebbe essere il regalo più atteso: gli affreschi della Tomba Francois, di nuovo fruibili alla visita.

Sarà quella l'occasione per farli tornare, stavolta in prestito avendo ormai abbandonato qualsiasi tentativo di accordo per riacquistarli dalla famiglia Torlonia, ma pur sempre ammirabili nel luogo naturale da dove furono staccati nel XIX secolo.

Un ritorno straordinario, su cui Soprintendenza e Parco Archeologico stanno lavorando con buone speranze, che renderà ancora più unica l'esposizione (leggi l'annuncio L'oro di Alessandro Magno in mostra grazie alla Fondazione Vulci).

E mentre sale l'attesa per gli affreschi della tomba Francois, a breve, nel mese di aprile, una nuova occasione per conoscere Vulci: una mostra che riporterà in visione tutti i reperti ritrovati in questo periodo, e sono davvero tantissimi, perfettamente restaurati. Punta di diamante saranno le “mani d'argento”, ora sistemate con il recupero delle lamine dorate che originariamente adornavano le unghie, e tutto il corredo che spiegherà i segreti della tomba. Era l'ultima dimora di una ragazzina, di circa 13 anni, e i reperti più preziosi sono appartenenti alla statua che la raffigurava, compreso un abito color porpora adornato da 1950 perline in bronzo, tutte ritrovate nel terreno.

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Non solo, completata la sistemazione del ponte della Badia, la Soprintendenza finanzierà la riscoperta della storica “osteria” che ha dato il nome alla zona, ora al centro di un'importante campagna di scavi che sta dando enormi soddisfazioni, dalla sfinge alle mani d'argento e ad una serie infinita di oggetti di vita comune, gioielli in bronzo ed oro.

Il direttore Casi, nella sua interessantissima presentazione, oltre a lanciare gli impegni futuri, ha descritto la vita di una città da almeno 25mila abitanti divisi su 90 ettari, la loro vita e il viaggio nell'aldilà, con i vari tipi di sepoltura che, con i loro resti, ha permesso una conoscenza ormai perfetta della storia vulcense.

Infine, prima di salutare, l'annuncio della prossima nascita del Museo Civico a Montalto, dedicato all'arte principale di Vulci: la scultura funeraria.

Teresa Pierini

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