Parco Vulci: scomparsi nel nulla 27mila visitatori dalla classifica del Mibact

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Non sono trascorsi molti giorni dall'euforia per il primo posto locale di Villa Lante a Bagnaia, ma qualcosa nella classifica dei visitatori pubblicata dal Ministero dei beni culturali e del turismo non quadra.
Analizzando la parte finale salta all'occhio il dato attribuito al Parco Archeologico di Vulci: 2.937 visitatori, meno di Ferento, che è tristemente quasi sempre chiuso.

Un dato che mal di sposa anche con i biglietti staccati al Museo archeologico della Badia, che si trova nel territorio di Vulci: 10.508 biglietti, considerati da luglio a dicembre, per via della chiusura per restauro nei primi 6 mesi del 2016.

Quindi i visitatori avrebbero fatto più di 10mila accessi nel museo evitando il Parco archeologico? Improbabile.

Un luogo che peraltro si sta dimostrando una vera e propria fucina di tesori, che continuano a spuntare dal terreno, nonostante decenni, se non secoli, di predazioni. Un successo raccontato anche dal direttore Casi, nell'incontro viterbese allo Spazio Pensilina (leggi Gli ori di Alessandro riporteranno a casa la Tomba Francois).

Da una verifica con l'amministrazione della Fondazione che gestisce il Parco di Vulci è apparso evidente l'errore: i visitatori veri sono 30.822.

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Un numero decisamente diverso rispetto ai poco meno dei tremila dichiarati. Sarà certamente un refuso, uno zero "perso" nel riportare i dati, ma il Parco Archeologico di Vulci merita di riavere la dignità dei 27mila visitatori scomparsi dalla classifica.

Tanto si potrà ancora fare, e tanto sarà fatto, come i continui ritrovamenti negli scavi archeologici e le mostre che attireranno l'attenzione nazionale ed internazionale, primo fra tutti il possibile ritorno in prestito degli affreschi della tomba Francois, in possesso ai Torlonia dal 1857.

Se anche il Mibact correggesse il dato sarebbe anche meglio.

Teresa Pierini

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