Un regista gentiluomo: gli amici ricordano Giorgio Capitani

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L'occasione era la presentazione del terzo romanzo di Capitani, “Glentmore Hotel”, edito da Armando Curcio proprio negli ultimi giorni di malattia. E' toccato a Simona, la moglie, raccontare qualcosa di quelle pagine, nate dall'esperienza americana sul set di Un figlio a metà. "Come ogni pagina scritta da Giorgio - ha precisato Simona - c'era sempre qualcosa di biografico. Stavolta era il vissuto in un hotel americano, per metà fantasma, con mobili e divani coperti da lenzuola, con noi unici clienti. E per concludere in bellezza, il passaggio dell'uragano Andrew, un vissuto che ha riportato in queste pagine". In mano l'unica copia autografa, davanti a lei decine di amici, quelli di oggi provenienti da Viterbo, come Gabbianelli e altri amici del Rotary, quelli di sempre dalla Capitale.

Pippo Baudo, Enzo Garinei, Massimo Dapporto, Elena Sofia Ricci, Massimo Ghini, Paolo Conticini, Cristina Moglia, Sergio Tardioli, il regista Stefano Reali, lo sceneggiatore Giorgio Mariuzzo, il montatore Antonio Siciliano, il maestro Natale Massara e tanti altri.

Una festa, voluta da Simona per ricordare Giorgio con il sorriso e la gioia che lui avrebbe voluto. "Un uomo di classe, una classe non cercata, un uomo puro, come può esserlo solo chi è se stesso" ha sottolineato Reali.

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Parlando di papi non poteva mancare Ghini, il Roncalli giovane, appena rientrato da un set in Marocco e presenza immancabile tra gli amici del regista: "Quella fiction fu un enorme successo, la metà dei telespettatori ci seguì, toccando 15 milioni. Ora i numeri sono cambiati, si parla di successo con 6 o 7 milioni ma allora facemmo il miracolo, un regista e un attore laico, un papa 'anziano' ebreo: vincere così è da grandi. E lottammo anche con quanto era stato scritto, pretendendo di correggere cosa secondo noi non andava. Con Giorgio si poteva, conosceva il mestiere e gli esseri umani, inoltre si metteva dietro la macchina da presa guardando con l'occhio dello spettatore. Ho lavorato e lavoro con tanti, tutti bravi, ma Giorgio era quel tipo di regista che non ho mai più incontrato".

Baudo, uno dei pochi che non ha lavorato con lui, ha ricordato l'amico: "Vi parlo di un gentiluomo, sempre elegante, erudito ma popolare, che non aveva bisogno di inutili citazioni e con un tocco francese bellissimo. Non posso dire altro, solo ciao Giorgio".

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Applausi e luce spenta, pronti ad emozionarci e ridere con la miniserie andata in onda a inizio 2000 su Canale 5. Un prodotto molto amanto da Capitani, che dimostra ancora una freschezza e un'attualità incredibile. Vent'anni dopo sembra che non sia cambiato nulla, merito di una scrittura efficace e di un mondo che si è fermato, e di uno stile di ripresa che non tramonta mai. Emozione per tutti, specia per Elena Sofia Ricci che non è riuscita a trattenere le lacrime, proiettandosi indietro nel tempo e ricordando la passione con cui lavorava sul set di Giorgio Capitani.

La giornata era iniziata con la visita agli studios di Cinecittà, scelta dal gruppo Rotary Viterbo insieme a Simona.

Teresa Pierini

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