Le confessioni di Edoardo Leo, stasera a Nepi per TFF con “Ti racconto una storia”

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L'ultima apparizione, solo in ordine di tempo (il 27 sarà a Montefiascone per l'Est Film Festival), è stato l'incontro seguito alla proiezione del suo ultimo film da regista e sceneggiatore, “Che vuoi che sia”. Evitando di raccontare la trama per quei pochi che ancora non l'hanno visto, ci concentriamo sulle confessioni pubbliche “estorte” da Franco Grattarola in piazza San Lorenzo, davanti a centinaia di persone.

Il film è ambientato a Milano: “Un luogo neutro, non conosciuto come Roma – confessa – e il consiglio di girarlo lì è venuto da Carlo Verdone, che mi ha indicato come sarebbe stato giusto trovare nuove cose da vedere. Ci siamo permessi anche di inventarci non 'luoghi', come un ufficio completamente vuoto dove si svolgevano comunque riunioni”.

“Che vuoi che sia” enfatizza il mondo dei social, ormai diventati una second-life vera e propria per tantissimi, specie i giovani, dimostrando come un gioco di una sera faccia diventare virale una raccolta fondi ferma da settimane, semplicente perché si spinge un pochino oltre.

“Qualcuno ha pensato che fosse una critica dei social, invece non è così – ha proseguito Leo -, anzi, vuole essere una precisazione di quanto alcune cose siano assurde, spingendoci al confine della dignità e facendo cose che spesso sono orrende. Racconto esclusivamente il delirio collettivo e incontrollabile che accade sul web: trovo allucinante vedere miei coetanei che si pubblicano con le orecchiette da panda. I social sono come la Tv: se vogliono ti usano; avete mai pensato ai dettagli che date sulle vostre letture, i film, le preferenze? Tutti a sentirsi dei geni per aver risposto, con quelle risposte diventiamo un consumatore perfettamente schedato pronto a ricevere offerte”.

Da quel mondo Leo attinge e mette in evidenza l'assurdità del diventare virale, in questo caso “offrendo” il video di un momento di intimità con la propria compagna per trovare i finanziamenti ad un valido progetto di lavoro, che altrimenti nessuno finanzia, pure essendo, appunto, valido: “Ho raccontato una generazione di oggi, non gente disperata, anzi, parliamo di una coppia che riesce a vivere benino ma che entra in crisi al primo intoppo, come uno scaldabagno che goccia. Saltano tutti gli equilibri. Pensate – sottoliena il regista – che all'inizio il titolo doveva essere 'Proposta decente', cosa che avrebbe esattamente indicato il senso della crisi: 25 anni fa venivano offerti un milione di dollari per andare con Robert Redford, oggi per andare con Leo bastano 250mila euro. Ci abbiamo anche lavorato prima, la scena con le domande alla gente è vera, prima di girare abbiamo chiesto a coppie cosa avrebbero fatto di fronte ad una proposta del genere, le reazioni sono state le più assurde, alcuni hanno pure litigato e, strano, ad essere possibilisti erano più le coppie oltre i 40 che i giovani”.

Un film che torna quindi ad essere un messaggio sociale, pure sempre positivo, come già accaduto per “Noi e la Giulia”, di cui Leo precisa un risvolto incredibile: “Tantissime persone mi hanno contattato e mi hanno detto che dopo aver visto il film hanno avviato un progetto che tenevano nel cassetto da tempo, scegliendo di agire e smettando di rimandare”.

Edoardo Leo è attualmente impegnato nella realizzazione di un documentario su Gigi Proietti e si sta concentrando sul prossimo lavoro: “Ho scelto di stare fermo un anno per vivere la gente, le persone, se non si vivono gli altri si finisce per raccontarsi tutto addosso. Anche tra colleghi le cose sono cambiate, una volta si teneva stretto un testo e non si diceva nulla a nessuno, ora ci si incontra, ci si scambiano idee e si fanno leggere i lavori per avere un parere. Questo momento di sosta mi sta facendo osservare molto, e infatti sto già pensando ad una nuova storia, segno che era la via giusta. Su Proietti posso dire una cosa: ammirandolo sul palco e altrove, dove lo seguo ora per il documentario, viene voglia di chiedersi come si fa a recitare rispetto ad un mostro come lui, è veramente un grande”.

Tra il pubblico anche Simona Tartaglia, moglie di Giorgio Capitani, per cui anni fa Leo recitò ne Il marescaillo Rocca. Come spesso accade, anche Edoardo ha raccontato uno dei simpatici aneddoti che mettono spesso in evidenzia l'incredibile ironia dell'indimenticabile regista da poco scomparso.

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“Nel corso di questi miei primi 20 anni di 'gavetta' ho raccolto monologhi, racconti brevi, articoli di giornale, di autori famosi (Marquez, Calvino, Benni, Umberto Eco, Francesco Piccolo, ecc…) o monologhi di sconosciuti, o anche pezzi scritti da me o di autori contemporanei e racconto queste storie che sono spaccati di umanità varia, in forma di lettura con un musicista. Più aneddoti vari con cui lego i racconti. Comicità e poesia, per spiegare che in fondo non sono così lontane. Un dj set letterario in cui improvviso”. Descrive così lo spettacolo Edoardo Leo che condividerà il palco con Jonis Bascir e le sue improvvisazioni musicali.

Teresa Pierini

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