Teatro Unione: Atcl sarà. Le parole sono inutili, la linea è già tracciata

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L'intervento finale del sindaco ha parlato chiaro: l'Atcl rappresenta perfettamente la ciambella di salvataggio che è stata individuata per salvare la stagione. Poco prima l'assessore Delli Iaconi ha difeso le scelte, sottolineando come il teatro non sia finito, manca bar e Ridotto, e quindi per quest'anno quello serve, supportati dall'unico intervento di maggioranza, quello di Simoni che ha spiegato come lui si trovi benissimo a Civitavecchia dove l'Atcl fa un bellissimo lavoro. Amen.

Tutto deciso, quindi, nonostante le perplessità della minoranza e dei tre esperti operatori culturali presenti, come dimostra lo scarso interesse di gran parte della maggioranza.

Santucci aveva aperto i fuochi ricordando la mancanza di programmazione, seguito a ruota da Marini, Frontini, Buzzi (che si è soffermato come Cervo su alcune brutture come il sipario blu e il logo nuovo del Comune affisso al centro, come scrivemmo al tempo L'Unione è tornato, ora aspettiamo il Teatro), e ancora De Dominicis, De Alexandris, Insogna. Per tutti è evidente l'assenza totale di pianificazione, sul teatro come su altro, che porta a scelte arraffazzonate, fatte in emergenza e che spesso non corrispondono alle reali esigenze della città.

In chiusura il colpo di scena: Antoniozzi solleva il problema della scena realizzata per il concerto della Marina, costato 15mila euro, chiedendo se il palcoscenico è attrezzato di suo, come dovrebbe essere da lavori, se la graticcia funzioni o se è inutile. E' il sindaco a riprendere la parola invitando il baritono e regista a fare un sopralluogo, ruolo che peraltro non è dell'artista ma al massimo dell'amminsitrazione che doveva controllare i lavori. Cosa ha fatto il dirigente? Chi ha la responsabilità dei lavori? Abbiamo avuto la riconsegna del teatro in pompa magna con Zingaretti e non sappiamo cosa ci hanno dato? Non si può coinvolgere Antoniozzi e dare a lui responsabilità che non gli competono, per il semplice fatto che sottolinea come sia inutile una graticcia che non viene usata. Il suo è un giudizio sui fatti avvenuti, complice la sua conoscenza dei palchi, e non è certamente criticabile semplicemente per averlo fatto notare. Forse non è stato fatto a dovere un sopralluogo da parte degli organi competenti?

Rimane nell'aria la proposta di lavorare sul bando per la compagnia stabile, indispensabile per accedere ai fondi del Mibact, che sono triennali, da discutere in commissione prima che sia troppo tardi (come sottolinieato da Cervo in questa intervista: "Scelte da bifolchi in frac": Gian Maria Cervo replica sulla politica locale e sull'Unione).

Purtroppo si è aperto un teatro parziale, e se il sindaco continua ad appellarsi alla storia citando Vespignani e il tempo che fu, il futuro del teatro viterbese rimane decisamente buio, blu notte come l'orrendo sipario.

Teresa Pierini

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