Cento anni di Uno, nessuno, centomila: Lo Verso in scena a Ferento con Pirandello

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"E' la storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita, a partire da un dettaglio, minimo insignificante - si legge nella nota di regia -  Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno. I dubbi di un’esistenza si dipanano intorno ad un particolare fisico. Le cento maschere della quotidianità, lasciano il posto alla ricerca del SE’ autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rendo la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi, e nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila, per cercare l’uno, a volte può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporare la vita".

E', dunque, uno spettacolo su l’ultimo romanzo di Luigi Pirandello, quello che riesce a sintetizzare il pensiero dell’autore nel modo più completo.

L’autore stesso, in una lettera autobiografica, lo definisce come il romanzo più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita. “Uno, nessuno e centomila” è un’opera di lunga elaborazione, di assidua stesura, che accompagna, o, per meglio dire, informa di sé, il resto della produzione pirandelliana. Da qui l’idea di una nuova e originale messa in scena, che possa ricercare nuovi specifici per lo spettacolo ma, soprattutto, sappia ridisegnare il rapporto, all’interno dello spazio scenico, tra la parola ed il suono. Uno spettacolo, in cui le parole e i suoni prendono forma di racconto di una voce: una composizione sintattica di parole e suoni, di note e sillabe, di versi e brani, in cui la musica e la narrazione, concorrono alla definizione del pensiero.

La parola diventa la didascalia del suono che dà forza alla parola. Un intersezioni di “linguaggi” che danno forma ad un contenuto. Sempre diverso, mai simile a se stesso, mai scontato. Perché se diverso è il pubblico a cui lo spettacolo si rivolge, e diverso è l’attimo in cui il pensiero prende forma, la forma non potrà mai essere predefinita. Un unico testo narrativo, per interpretazioni sempre diverse affidate al racconto di Enrico Lo Verso, che mette in scena un contemporaneo Vitangelo Moscarda, l’uomo “senza tempo”.

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