A Ferento un classico: è la sera di Aulularia, “L’avaro di Plauto”

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La commedia, diretta da Nando Sessa ed intitolata “L’avaro di Plauto” per rendere omaggio al genio di Sarsina, con interprete principale Edoardo Siravo, è sostenuta da ritmi incalzanti, con il gusto per il “botta e risposta”, con battute sapide e frizzanti che rendono più divertenti i sottintesi dei dialoghi.

E’ la vivacità drammatica, unita all’essenzialità dello svolgimento, a caratterizzare l’”Aulularia”, vale a dire la commedia della pentola d’oro, (aulula, pentolina ed aurum, oro, sono i termini di cui è c omposto il titolo originale): dominante è la figura dell’avaro, certamente uno dei personaggi più riusciti di Plauto e più imitati nei tratti caricaturali, preso a modello, tra gli altri, da Shakespeare e Molière.

Con la sua maniacale ossessione, l’avaro dà vita a tutta la vicenda, mentre la beffa ordita dal servo alla fine si ricompone e lo stesso protagonista, rinsavito dalla sua funesta “malattia”, congeda gli spettatori con un invito ad essere generosi e a non scherzare mai con l’avarizia.

Alla stimolante “sensualità” lessicale plautina, al gusto per i doppi sensi, i giochi di parole e gli equivoci, cerca di intonarsi la traduzione e l’adattamento di Michele Di Martino, con una significativa e singolare scelta di frasi e parole dell’originale latino, recitate dagli attori e scandite in metrica nelle parti cantate: sarà pure questo "latine loqui" ovvero parlare in lingua latina, un modo per rivivere, ancora oggi, la grandezza del mondo classico, per risalire il fiume dei segni che arriva dalla civiltà di cui tutti siamo eredi diretti.

Delle venti commedie di Plauto che ci sono pervenute attraverso due millenni e due secoli di storia teatrale l’Aulularia, o Commedia della Pentola, è tra quelle che più hanno avuto la sorte di essere rappresentate.

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